sabato 31 dicembre 2011

Capitolo terzo: Assenza di maghi! (parte terza)

“Maestro Drevion, sono Amor la prego mi risponda. Abbiamo bisogno del vostro consiglio."Dopo un breve attimo Amor percepì una piccola spinta nella propria mente.
"Giovane Amor, eccomi qui. Dal tono del tuo appello sembra che sia una cosa veramente grave."
Il sollievo di Amor per poco non interruppe il legame.
"Sono alla presenza dei Capitani, che mi hanno chiesto di contattarvi per poter comunicare con voi."
"Hai già predisposto una fonte con cui potrò comunicare con i miei compagni?"

La voce del Maestro Drevion era forte e decisa, ma Amor capì che non aveva nessuna intenzione di aiutarla in quell'arduo compito. Sarebbe toccato a lei reggere i fili della comunicazione.
La cosa un po la impensierì. Che il Maestro la volesse mettere alla prova?
Nuovamente il sottile filo che legava la sua mente a quella del Maestro Drevion per poco non si spezzò. Amor si diede della stupida e si concentrò nuovamente. Scacciò ogni pensiero, a quelle sciocchezze avrebbe potuto pensare in seguito.
Nella tenda intanto i capitani stavano attendendo, impazienti che succedesse qualcosa. Nessuno si era reso conto della conversazione, solo Naaria si era accorta che la figura di Amor si era leggermente rilassata per poi tornare tesa, e le era spuntato un piccolo sorriso sulle labbra.
"Adesso la metto in contatto con i Capitani."
Disse Amor tornando completamente padrona della sua concentrazione.
Alzò lentamente la mano destra, rivolgendo il palmo verso la sfera che fluttuava a mezz'aria sopra il tavolo.
Con un po di esitazione il viso di Drevion apparve nella sfera. Ogni tanto l'immagine si sbiadiva e Naaria si accorse che la fronte di Amor si stava imperlando di sudore.
Anter non aspettò nemmeno un secondo e gli fece un resoconto dettagliato di quello che i suoi esploratori avevano visto e appreso.
Drevion rimase in silenzio alcuni istanti.
"Purtroppo anche partendo in questo momento non arriveremmo mai in tempo per potervi essere di aiuto." Il tono di Drevion non lasciava molte speranze. " E comunque anche se foste più vicini ci è impossibile muoverci."
Quella inattesa notizia lasciò basiti gli astanti.
Amor stava cercando di concentrarsi il più possibile sulla respirazione di Naaria, che però a quel punto non era più regolare.
"Amor!"
Riuscì a non perdere completamente la concentrazione solo grazie ad un richiamo mentale di Drevion.
Intanto i presenti nella tenda si cominciarono ad agitare.
"Cosa consigli di fare Drevion?" Chiese Mastat.
"L'unica cosa che vi può proteggere in questo momento è Amor." La frase di Drevion lasciò tutti di stucco.
Otto teste si girarono all'unisono verso quella mediocre maga, che aveva la fronte completamente madida di sudore a causa dello sforzo che le richiedeva tenere i fili di quella conversazione a distanza.
Amor sentì pronunciare il proprio nome, ma cacciò immediatamente qualunque pensiero dalla sua mente, perché ogni minuto che passava le rendeva sempre più difficile e faticoso tenere aperto quel canale di comunicazione.
"Come può una sola maga contrastare un nutrito gruppo di sciamani?" Chiese Athlon ponendo la domanda che a tutti bruciava sulla lingua.
Drevion non sembrò impensierito da quella domanda.
"Un modo c'è. Con l'aiuto dei guaritori."
Spiegò velocemente il suo piano ai Capitani e quando tutti furono persuasi che la cosa poteva funzionare, anche se con qualche rischio, Drevion si rivolse a Naaria.
"Ora sarà meglio chiedere ad Amor di interrompere questa comunicazione. La poverina sta cominciando a cedere allo sforzo. Naaria affido a te il compito di spiegarle il nostro piano e il ruolo che le sarà assegnato."
Naaria lanciò un'occhiata veloce al viso sempre più pallido di Amor. E con voce grave rispose a Drevion.
"Va bene Drevion. Mi prenderò io cura di lei."

venerdì 30 dicembre 2011

Capitolo terzo: Assenza di maghi! (parte seconda)

Amor entrò nella tenda circa dieci minuti dopo che il messaggero si era presentato alla sua tenda.
Era esitante,non era riuscita a capire il motivo di tanto trambusto a quell'ora così insolita, e inoltre non capiva cosa i capitani potessero volere da lei.
"Buonasera, mi è stato comunicato di recarmi immediatamente qui" Amor spezzò il silenzio con voce flebile.
"Ti ho fatta chiamare io, Amor. Purtroppo dobbiamo chiederti un grande favore." Naaria si alzò dalla sedia e le si fece incontro, cercando di rassicurarla.
"Se posso esservi utile ne sarò onorata e farò del mio meglio per portare a termine qualunque compito mi darete." Si sentiva nervosa e questa emozione trapelava dal tono della sua voce.
"Non essere così formale, vieni, siediti così ti potremo spiegare perché sei stata convocata qui." Asplie, come era nel suo carattere cercò di far sentire a suo agio Amor. La fece sedere e le offrì una spremuta di Bargil, un piccolo frutto triangolare di colore viola che cresceva su grandi alberi dalle foglie gialle.
Amor si sedette volentieri perché sentiva le ginocchia tremare, e accettò il bicchiere che Asplie le offriva, con gratitudine.
Amor non aveva mai avuto occasione di osservare così da vicino Asplie. Era alta e snella. Il volto a forma di cuore aveva lineamenti dolci. I suoi occhi erano di un intenso blu cobalto, sempre sorridenti e allegri. Il volto perfetto, era incorniciato da una cascata di lisci capelli biondi, che teneva legati dietro la nuca con un nastro azzurro.
Amor raccolse un po di coraggio e si rivolse a Naaria. "In cosa posso esservi utile?"
"Come avrai notato il campo è in fermento. Sono stati svegliati tutti, e allertati." A rispondere era stato Anter.
Tra tutti i presenti, Anter era l'elfo più comune dopo di le. Era di statura media, con corti capelli castani. Amor stimò che potesse avere circa quattrocento anni, Anche il viso aveva tratti completamente comuni, se messo insieme a dei semplici elfi, non si sarebbe affatto presupposto che fosse uno dei Capitani dell'esercito degli elfi.
"Una squadra dei miei esploratori è rientrata al campo meno di un'ora fa. A circa un giorno di cammino davanti a noi, un grande esercito si sta ammassando per fermare la nostra marcia." Anter gli spiegò più nel dettaglio tutto ciò che i suoi esploratori erano riusciti a scoprire sull'esercito nemico, e le spiegò perché la avevano chiamata in quella tenda.
Amor si sentì gelare e per poco non si fece sfuggire di mano il calice contenente il succo di Bargil che le aveva offerto Asplie. Per fortuna ancor prima di essersene resa conto aveva usato la magia e il calice ora fluttuava per aria tutto intero.
"Ma io non ho abbastanza potere per comunicare col Maestro Drevion, la distanza è troppo grande." E per dare più enfasi alle sue parole alzò leggermente la maglia che aveva indossato, mostrando il tatuaggio che aveva sulla pancia, che dimostrava che lei era solo una maga mediocre.
"So che per te sarà una prova ardua, ma abbiamo assoluto bisogno del tuo aiuto. Se non facciamo questo tentativo ci ritroveremo in svantaggio contro un' esercito che non potremo contrastare." Naaria le si avvicinò e le prese le mani.
Amor si sentiva schiacciata dal peso della richiesta che le avevano fatto. Come poteva lei, maga dai poteri mediocri, che era stata allontanata perfino dal Palazzo dei Maghi mentre gli altri maghi vi erano stati richiamati, effettuare una magia così complicata e comunicare con Drevion?
La stretta di Naaria si fece più forte, ma non le fece male, in quella stretta Amor percepì tutta l'aspettativa e la fiducia che Naaria riponeva in lei. Non poteva deluderla.
Si alzò e si liberò gentilmente dalla mano di Naaria, le sorrise e si rivolse ai presenti. "Va bene, facciamo questo tentativo, ce la metterò tutta."
Chiese ai capitani di stare seduti ai propri posti, e di cercare di fare meno rumore possibile, aveva bisogno di concentrarsi.
Allontanò ogni pensiero dalla mente, e cercò di richiamare a se tutto il potere che albergava dentro al suo corpo. Non era molto, ma se lo sarebbe fatto bastare.
Concentrò la sua mente sul respiro regolare di Naaria che le era rimasta vicina. Questo la aiutò a scendere in uno stato di concentrazione ancora maggiore. Il tempo e lo spazio smisero di esistere. Sentiva solamente il respiro regolare di Naaria e il suo potere che cominciava a risvegliarsi al suo richiamo.
Alzò lentamente una mano, e con il palmo aperto formò una piccola palla rotonda.
La palla cominciò a roteare davanti agli occhi dei capitani.
Fatto questo, Amor si concentrò nuovamente al massimo e proiettò i propri pensieri verso la città, verso il Palazzo dei Maghi e Drevion.
Lì per lì non ricevette risposta. La cosa la fece vacillare. Sentì vicino a se la tensione crescere.
Non poteva arrendersi dopo solo un tentativo.

mercoledì 28 dicembre 2011

Capitolo terzo: Assenza di maghi! (parte prima)

"Si può sapere perché ci hai buttato giù dal letto a quest'ora, Anter?"Chiese Ragul, sbadigliando vistosamente.
"Già, spero che sia una cosa seria e che non sia uno dei tuoi soliti giochi Anter, perché stavolta ti taglio a fettine sottili." brontolò Athlon, entrando nella tenda.
Ma capì, subito dopo, che la cosa era molto più seria.
Sul viso di Anter non era stampata la sua solita aria giocosa, ma bensì una grave nota di tensione.
Asplie e Simir furono gli ultimi ad arrivare.
"Bene, ora che siamo tutti presenti vi dirò il motivo per cui vi ho fatto alzare ad un'ora così insolita." Anche dalla sua voce trapelava tensione.
"Esattamente dieci minuti fa sono rientrati due dei miei esploratori. Come ben sapete eravamo stati inviati a controllare i confini, e abbiamo deciso di rientrare in città continuando comunque il nostro giro di controllo. Beh per essere sicuro di poter avere un rientro tranquillo e veloce ho spedito diverse squadre in avanscoperta. La squadra che è appena tornata è la prima e unica rientrata." L'espressione di Anter si fece ancora più seria.
"Hanno avvistato, a circa un giorno di marcia, un grosso esercito nemico che ci sta venendo incontro."
Ragul si lasciò sfuggire una colorita bestemmia; sul viso di Asplie apparve subito preoccupazione; Athlon sospirò scuotendo la testa mentre gli altri restavano immobili come pietrificati.
"E non è tutto." Aggiunse Anter.
A quelle parole i capitani gli si fecero ancora più vicini.
"I miei esploratori si sono potuti avvicinare ben poco senza rischiare di essere scoperti, ma hanno potuto cogliere alcune conversazioni di sentinelle nemiche, che si vantavano della poca fortuna che avremo questa volta, dato che hanno dalla loro un nutrito gruppo di sciamani, e a quanto sembra i pochi superstiti della precedente battaglia li hanno informati che siamo sprovvisti misteriosamente di maghi." Così concluse Anter, lasciando gli astanti completamente basiti.
"Come hanno fatto a sapere che non abbiamo maghi con noi?" Chiese Pain rabbioso.
"Si vede che alcuni nemici sono scappati prima che le nostre squadre avessero avuto il tempo di partire all'inseguimento." Mastat rispose alla domanda di Pain, parlando più tra se e se che con gli altri.
Naaria pose la domanda che a tutti frullava nella mente. "Che cosa facciamo ora?"
Per diversi minuti nella tenda regnò il silenzio.
"Anche volendo non abbiamo tempo per mandare un messaggio a Drevion e farlo venire qui." Il primo a rompere il silenzio fu Simir.
"Si ma non possiamo affrontare un gruppo di sciamani con spade e frecce!" Intervenne Asplie.
"E non possiamo nemmeno sperare di sfuggire. Sono troppo vicini e noi troppi per poterci muovere in fretta." Aggiunse Athlon.
"Ho un' idea!" esclamò Naaria e uscì in fretta dalla tenda.
"Che idea le sarà venuta in mente?" chiese Pain ad alta voce.
Dopo pochi istanti Naaria rientrò nella tenda e si sedette al suo posto.
"Ascoltate. Noi abbiamo un mago con noi. Amor potrebbe riuscire a metterci in contatto con Drevion e la città, così potremmo metterli al corrente in breve tempo e ci potremmo consultare sul da farsi." Naaria sembrava sicura di quello che stava proponendo.
"Ma è una maga novellina e nemmeno con un gran potere, come pensi che possa contattare Drevion? Ci vuole un gran potere per poter proiettare suoni e immagini così lontano." Protestò Mastat scettica.
"Io credo nelle capacità di Amor. L'ho vista, lavorare a fianco dei miei guaritori e fare cose che per lei erano estranee. So che può riuscirci." La voce di Naaia lasciava trapelare affetto.
Tutti se ne stupirono.
"Va bene, facciamo questa prova, tentare non ci nuocerà sicuramente." Disse Anter parlando per la prima volta dopo aver dato la terribile notizia.

Capitolo secondo: Amor (parte terza)

Amor restò interdetta per alcuni secondi, poi si riscosse.
“Beh sinceramente mi sembra strano che una guaritrice con il tuo potere possa sentirsi affascinata da magie di così basso livello.” Dopo aver pronunciato quel pensiero ad alta voce Amor arrossì e abbassò la testa. Era stata troppo sfacciata, anche se Naaria si comportava da amica lei era comunque uno dei Nove Capitani.
“Hai ragione, so che la cosa possa sembrare strana.” Naaria le sorrise rassicurante, anche stavolta aveva capito cosa passasse per la mente di Amor. “Devi sapere che mio padre era un mago, anche se di basso livello, da piccola spesso mi intratteneva con piccoli trucchi di magia. Crescendo il mio più grande sogno era quello di diventare una maga come lui.” Negli occhi di Naaria era apparso un velo di tristezza.
“Invece crescendo in me cominciarono ad apparire i primi segni della magia della guarigione”  dicendo questo si sollevò la camicia mostrando ad Amor il piccolo Tatuaggio che si trovava sulla sua pancia piatta e tesa. Quel tatuaggio mostrava un piccolo albero carico di frutti.
“A trent'anni sulla mia pancia apparve il germoglio dei guaritori.” Sul suo viso apparve un piccolo sorriso. “Mio padre mi sorprese organizzando una grande festa e si mise alla ricerca di un bravo maestro per me. Iniziai il mio addestramento dopo nemmeno due settimane.
Dopo i primi dieci anni il  mio germoglio si era già evoluto ed ara apparso un piccolo alberello. Dopo altri venti anni avevo un bell'albero in fiore. Mio padre era sempre più orgoglioso di me.” Gli occhi di Naaria si riempirono di lacrime. Amor non riusciva a capacitarsi di ciò che stava succedendo. Naaria si stava confidando con  lei. Com'era possibile?
“L'evoluzione del mio potere si fermò, per oltre cent'anni l'alberò non mutò più.” Naaria prese un grande respiro.
“All'età di centosessanta anni fui chiamata a seguire l'esercito. Ero molto giovane, troppo per andare in guerra, ma il periodo non era dei più pacifici. I nemici spingevano ai confini, distruggevano e saccheggiavano tutto ciò che potevano. Nell'inverno del mio centosessantacinquesimo compleanno un grande esercito riuscì a rompere le difese e a penetrare nelle nostre terre, l' esercito venne mandato subito ad affrontare i nemici. Anche mio padre fu richiamto.” La voce di Naaria si incrinò leggermente.
“Fu una battaglia lunga e sanguinosa, riuscimmo a respingere il nemico, ma riportammo grandi perdite. Mio padre era tra questi. Morì mentre cercavo in tutte le maniere di salvarlo. Ma il mio potere a quel tempo non era sufficiente.” Naaria si interruppe asciugandosi una piccola lacrima solitaria che le era scesa lungo la guancia.
“Dopo nemmeno un mese dalla morte di mio padre il tatuaggio sulla  mia pancia mutò nuovamente e diventò questo bell'albero carico di frutti. Era il simbolo del mio grande potere. Pochi elfi alla mia età potevano anche solo sperare di avere il simbolo dell'albero in fiore. Avevo un grande potere dentro di me, ma comunque non ero riuscita a salvare mio padre. E questo mi faceva soffrire molto. Per questo da quel giorno mi impegnai giorno e notte a migliorare. Nessuno doveva più morire, io sarei riuscita a guarire più elfi possibili.” Naaria riprese fiato lentamente.
“Così mio padre sarebbe stato sempre fiero di me.” Finalmente Naaria si riscosse da quel turbine di ricordi.
“Comunque ciò non toglie che sono sempre stata affascinata dalla magia, per questo anche le piccole magie che per te sembrano sciocchezze per me sono cose meravigliose.” Finalmente un gran sorriso comparve sulle labbra di Naaria.
“Adesso finalmente capisco. Deve essere stata dura per te superare la morte di tuo padre.” Amor si sentiva triste per la storia che aveva appena sentito. Per Naaria doveva essere stata dura veder morire il proprio padre sotto i suoi occhi senza avere la possibilità di fare nulla.
“Comunque adesso basta con questi discorsi tristi, il passato ormai ci è alle spalle e dobbiamo lasciarlo lì dove è, dobbiamo andare avanti e crescere.” Naaria ora sembrava tornata l' elfa di sempre.
Amor si sentiva una bambina vicino a lei, anche se erano praticamente coetanee Naaria aveva già una saggezza propria solo dei più anziani tra gli elfi.
La storia del padre non doveva essere l'unica storia triste che Naaria si era lasciata alle spalle.
Amor inciampò in una zolla di terra e si rese conto che erano giunte alla grande tenda circolare che veniva usata come sala mensa.
Entrarono in silenzio. All'interno c'era un gran vociare. Nonostante l'ora tarda i tavoli erano quasi tutti pieni. L'esercito era grande e veniva servita la cena a più ore, così da garantire il pasto per tutti.
Naaria le passò davanti, ma non si diresse verso il tavolo dei capitani, dove stavano mangiando e conversando animatamente Simir e Anter.
Invece si diresse verso il punto più lontano, e mentre passava tra le varie tavolate salutava tutti quelli che le rivolgevano la parola.
Amor la seguiva a testa bassa, sentiva i commenti dei guaritori che incontrava. Tutti si chiedevano perché Naaria concedesse così tanto tempo a quella maga, che doveva essere così debole da non esser nemmeno voluta al Palazzo dei Maghi.
Quei sussurri provocavano ad Amor piccole fitte di dolore, non solo nel suo orgoglio, ma anche nella sua autostima.
Sulla sua pancia sentiva bruciare il piccolo tatuaggio a forma di yin&yang sormontato sulla sinistra da due piccoli soli, ulteriore dimostrazione della sua mediocrità.
Naaria le si fece vicina e le mise una mano sulla spalla. “Non far caso a quel che dicono, se Devrion ti ha voluta mandare qui di sicuro avrà avuto i suoi buoni motivi. Fidati di lui e lascia perdere chi parla solo per gelosia” Pronunciò queste parole abbastanza forte perché il gruppetto che la aveva appena derisa sentisse, e infatti i volti dei sei guaritori divennero rossi all'istante, alcuni tossirono e si misero a parlare tra di loro, altri fecero finta di riprendere a mangiare e altri ancora strinsero i pugni frustati per il rimbrotto.
“Grazie Naaria, per me è veramente dura credere che quello che hanno detto quei sei non sia vero. Mi chiedo ogni giorno perché il Maestro Devrion mi abbia voluto punire e allontanare dal resto dei maghi.” Gli occhi di Amor si riempirono di lacrime, che furono subito ricacciate indietro con frustrazione. Non poteva mostrarsi così debole davanti ad un capitano.
“Amor non devi sforzarti, capisco che per te tutto questo sia duro, ma io credo in Drevion e nella sua saggezza. Sono sicura che se ti ha voluta qui avrà avuto un buon motivo. Tieni duro e vedrai che presto arriveremo in città e potrai tornare alle tue normali mansioni.” Naaria aveva usato un tono così gentile che per un attimo Amor avrebbe voluto veramente poter credere a quelle parole.
Si sedettero ad un tavolo isolato.
Quasi subito arrivò un elfo con il pasto e cominciarono a mangiare.
Durante la cena la conversazione fu più leggera e divertente.
Ogni tanto Amor si buttava un occhio alle spalle e guardava il gruppetto di guaritori che continuava a osservarle e notava i visi lividi di quei sei. Vista con occhi esterni l'amicizia che Naaria dimostrava per Amor poteva proprio sembrare compassione. Invece Amor era sicura che Naaria nei suoi confronti non provasse per niente compassione, ma a muoverla erano altri sentimenti che però non era ancora riuscita a comprendere.
Finita la cena Amor si congedò e si ritirò nella sua tenda, il mal di testa le era aumentato.

Fu svegliata da un gran frastuono. Non riusciva a capire da quale parte del campo provenisse tutto quel baccano.
Ancora insonnolita si avvicinò alla ciotola dell'acqua e si lavò il viso, così da schiarirsi le idee.
Il frastuono crebbe e si diffuse un po' per tutto il campo. Doveva essere successo qualcosa di grosso perché l'intero esercito venisse svegliato così nel bel mezzo della notte.
Quando giunse il messaggero nella sua tenda, Amor era già completamente vestita e sveglia.
“Maga Amor, i capitani la vogliono nella tenda centrale.”

martedì 27 dicembre 2011

Capitolo secondo: Amor (parte seconda)

“Amor posso entrare?” Era la voce di Naaria. Durante tutta la marcia di rientro, ogni notte, era venuta a trovarla. Si sedevano e parlavano.
“Si entri pure Capitano Naaria” rispose Amor mentre finiva di sistemarsi.
Naaria era un' elfa alta e magra; aveva circa trecentocinquanta anni. Era diventata capitano dei guaritori quando ne aveva solo duecentocinquanta.
Aveva un viso ovale e pieno, occhi verdi stupendi, ciglia lunghe e folte, una carnagione ambrata molto luminosa. I capelli erano nuvole castane che le ricadevano sulle spalle, quella sera li aveva sciolti, di solito li acconciava in pettinature severe e rigide.
Se i suoi occhi e l'espressione della sua faccia non avessero sempre avuto quell'espressione severa sarebbe stata veramente una bellezza mozzafiato.
“Amor quante volte ti ho detto che non devi chiamarmi capitano?” La cosa sorprendente, che lasciava ancora a bocca aperta Amor era il modo gentile che usava con lei.
Naaria era uno degli nove capitani dell'esercito. La forza bellica degli elfi. I capitani erano combattenti straordinari oltre che i migliori nel loro settore. Athlon capo degli spadaccini, Pain capo dei segugi, Asplie capo degli arcieri, Anter capo degli esploratori, Mastat capo degli assassini, Simir capo delle spie, Naaria capo dei guaritori, Drevion capo dei maghi e infine Ragul capo dei draghi. Questi nove straordinari elfi tenevano le redini di uno degli eserciti più letali.
Ed uno di questi si comportava in maniera così gentile con lei.
Certo non che l'aria severa sparisse mai del tutto, però da quando era arrivata al campo ed era passata sotto la sua supervisione si era resa conto che Naaria non era l' elfa fredda e distaccata che tutti dipingevano.
O almeno con lei non lo era affatto.
Durante le ore di lavoro la seguiva e le cercava di spiegarle come suturare piccole ferite, era si severa ma anche comprensiva. Capiva che per Amor era un grande sforzo, la incoraggiava ma comunque non accettava che battesse la fiacca.
Amor si stava impegnando tantissimo e nel giro di un paio di giorni era riuscita a curare due spadaccini che si erano feriti leggermente durante un allenamento.
Quel giorno aveva assistito una spia che era stata avvelenata durante una missione, le aveva tenuto sotto controllo tutto il giorno la temperatura, riscaldandola o raffreddandola, mentre gli altri guaritori si davano da fare per trovare un antidoto.
Era stato un lavoro noioso ma almeno aveva consumato poca energia e il mal di testa che aveva ormai da quattro giorni non era peggiorato.
“Allora come va il mal di testa oggi?” Le chiese Naaria, come se le avesse letto nel pensiero.
“Oggi un pochino meglio, per fortuna” rispose Amor andando a sedersi su una delle sedie che era disposta intorno al tavolo. Naaria la seguì e si accomodò su l'altra sedia.
“Hai già cenato?” chiese, guardandosi in giro.
“No non ancora, ho appena finito di lavarmi e stavo giusto pensando di andare alla mensa.”
“ Bene, nemmeno io ho ancora cenato, che ne dici, ti dispiace se ti faccio compagnia?” chiese Naaria mentre una piccola luce di speranza le balenava negli occhi.
 No impossibile, di certo Amor si era sbagliata.
“Mi farebbe molto piacere se mi facessi compagnia Naaria, non conosco praticamente nessuno qui e stasera non mi va proprio di cenare da sola.” Le rispose Amor alzandosi.
“Non hai ancora fatto amicizia con nessuno? Strano i miei guaritori di solito sono molto socievoli. Aggiungerei fin troppo!” Il viso di Naaria ritrovò una nota severa.
Amor si era fatta l'idea che Naaria assumesse quell'atteggiamento per tenere in riga i suoi guaritori. Da quando aveva cominciato a lavorare al loro fianco capiva quanta serietà e concentrazione servissero nel curare elfi feriti.
Secondo l'idea che si era fatta Amor, il vero carattere di Naaria era ben diverso da quello che mostrava abitualmente; secondo lei i lunghi anni di allenamento e poi l'essere diventata un capitano così giovane avevano, si rafforzato e temprato il suo carattere, ma la avevano anche resa severa e quasi distaccata, perché nelle sue mani e in quelle dei suoi guaritori passavano le vite di centinai di elfi ogni giorno.
“Beh, purtroppo non sono molto brava a socializzare, e ultimamente ho molte cose che mi ronzano in testa e mi distraggono.” rispose Amor, che nel frattempo era uscita dalla tenda e con un piccolo movimento della mano aveva spento tutte le candele.
Ogni volta che usava la magia vedeva che Naaria la osservava attentamente.
Nei suoi occhi non c'era risentimento o invidia, c'era solo curiosità. Sembravano gli occhi di un bambino davanti ai regali di compleanno.
Amor non riusciva a capire come delle piccolissime magie come quelle potessero interessare ad una grande guaritrice come Naaria.
“Ti stupisce che io sia così affascinata dalla magia vero?” Naaria interruppe i suoi pensieri e la sorprese con quella domanda.

lunedì 26 dicembre 2011

Capitolo secondo: Amor (parte prima)

Una figura solitaria si stava avvicinando ad una tenda buia.
Amor era distrutta, sia fisicamente che mentalmente.
Durante tutta la settimana passata si era chiesta e richiesta come mai il Maestro Devrion le avesse ordinato di seguire l'esercito, mentre tutti gli altri maghi erano rimasti con lui in città.
Non aveva voluto svelare il contenuto della visione che aveva avuto a nessuno, nemmeno a Visel, il suo miglior allievo e probabile successore.
Non riusciva proprio a capire cosa passasse per la mente del Maestro.
“Devi apprendere le basi della guarigione. Imparerai più in fretta sul campo. Un giorno ti sarà utile!”
Questo era il messaggio che gli aveva mandato, per bocca di Visel.
C'era solo un problema, lei non era una guaritrice, era una maga con poteri mediocri. Si impegnava molto, ma di certo non sarebbe mai diventata potente.
Inoltre la  differenza tra un mago e un guaritore non stava ne nella quantità di potere, ne nella concentrazione o nell'intelligenza. Un' esempio lampante ne era Naaria, lei aveva un grandissimo potere.
 Tutto ciò che differenziava un mago da un guaritore era innato. Nessuno aveva mai capito come questo succedesse, succedeva e basta. Il figlio di un grande guaritore poteva diventare un grande arciere, il figlio di un'abile spia poteva diventare un segugio, il figlio di un mago poteva non avere caratteristiche particolati. Ogni elfo nasceva con i suoi poteri che fossero fisici o mentali.
Si, perché anche gli spadaccini possedevano una propria magia. Ogni elfo era speciale.
Per questo Amor continuava a non capire come il Maestro Drevion la avesse spedita in battaglia, non per combattere, ma per curare! Lei non ne aveva le facoltà.
Ma comunque si era impegnata, con il piccolo risultato di riuscire a suturare qualche ferita con  grande sforzo e ad alleviare la febbre di alcuni combattenti usando espedienti più o meno semplici.
Alla fine, la sera si ritirava nella sua tenda distrutta da quello che per lei era un esercizio sfibrante e snervante.
Naaria che la seguiva da vicino le aveva più volte detto che stava ottenendo degli ottimi risultati ma lei continuava a sentirsi frustata e ferita. Perché doveva passare tutto questo? Cosa aveva sbagliato? Cosa aveva spinto il Maestro a punirla?
Si stava impegnando molto nello studio della magia, stava migliorando e affinando i suoi poteri.
Eppure il Maestro Drevion la aveva spedita via.
Avvilita entrò nella sua tenda, accese le candele che erano sparse all'interno con un piccolo filamento di magia. Quando l'ambiente fu completamente illuminato si diresse verso l'angolo più lontano, dove dietro un paravento era sistemata una vasca da bagno. La riempì di acqua fredda, e mentre si spogliava e depositava i vestiti, sporchi di sudore terra e sangue su una sedia lì vicina, si concentrò e con un flusso di magia scaldò l'acqua. Immerse un dito e quando fu soddisfatta della temperatura vi si immerse completamente. Restò così per un po', continuando a ripassare nella sua mente le ultime settimane cercando un suo sbaglio, o qualcosa che potesse giustificare tutto questo.
Si riscosse con un brivido, l'acqua era raffreddata, guardò le candele e si accorse che doveva essere passata circa un'ora da quando si era immersa, non se ne era accorta, presa com'era dai sui pensieri.
Si scosse e concentrandosi riscaldò nuovamente l'acqua, allungò un braccio e presa il sapone, immerse la testa sott'acqua così da bagnare completamente i capelli e prese a strofinare tutto il corpo. Insaponò bene anche i capelli. Si immerse di  nuovo e lavò via completamente sia il sapone che i pensieri che la stavano assillando.
Uscita dalla vasca si asciugò velocemente. Anche se ormai l'estate era alle porte il freddo era sempre pungente di sera, e non voleva certo ammalarsi.
Prese abiti puliti e li indossò.
Proprio mentre si stava pettinando sentì camminare fuori dalla tenda.

domenica 25 dicembre 2011

Capitolo primo: All'Attacco! (parte terza)

“E' solo un graffio” sminuì Pain, ma comunque si fece sbottonare la casacca perché sapeva bene che discutere con Naaria era inutile quanto cercare di ragionare con un ragnor, un bue muschiato dal manto arancione, particolarmente cocciuto.
“Le ferite contaminate con l'olio di Lagas non sono mai da sottovalutare” precisò Simir. “Sono ferite che non si rimarginano e quindi è facile che si infettino, anche un piccolo graffio può portare complicazioni”
Nel frattempo Naaria stava esaminando il lungo taglio che Pain aveva sulla spalla sinistra e che aveva sporcato la sua casacca.
La freccia lo aveva colpito di striscio lacerando solo il primo strato di pelle, ma la ferita continuava a perdere sangue, e quello che a colpo d'occhio era solo un graffio aveva già impregnato la fasciatura e la casacca come se fosse una ferita molto più profonda.
Naaria con gesti veloci e precisi usò una parte pulita della fasciatura per togliere il sangue fresco e scoprire il taglio.
Il sangue appena tolto sarebbe stato sostituito presto da altro sangue quindi doveva essere veloce.
Si concentrò, chiuse gli occhi e posizionando le mani ai lati della ferita proiettò il suo poter nella spalla di Pain.
I lembi di pelle facevano resistenza alla sua magia, lei cercava di spingerli l'uno verso l'altro ma questi non si muovevano.
A quel punto si concentro sul velo di olio che ricopriva la pelle, insinuò il potere nei vasi sanguigni, fermò il flusso di sangue. Creò una lama di potere e la passò lentamente sulle parti ricoperte dall'olio asportandole e al contempo spingendo l'organismo a sostituirle immediatamente. Terminato questo lavoro certosino si concentrò nuovamente sui due lembi, e con un minimo sollecitamento, li sospinse l'uno verso l'altro chiudendo il taglio.
Erano trascorsi solo pochi minuti e gli astanti non si erano resi conto dei vari passaggi di quell'operazione. Avevano notato solo la concentrazione di Naaria.
Lasciata la spalle di Pain si andò a sedere su una sedia.
Le sue guance avevano perso ancora un po' di colore.
Pain si rivestì, gli altri si sedettero e Asplie, dopo aver filtrato l'infuso in una teiera lo versò nei calici di tutti.
“Finalmente si mangia!” disse Anter ,spezzando il silenzio che era calato nella tenda.
Sui visi degli astanti affiorò un sorriso e Ragul esplose in una sonora risata.
Cominciarono a mangiare voracemente, mentre la conversazione passava da argomenti frivoli fino a giungere ad argomenti più seri.
“Notizie da Devrion?” chiese Athlon.
“Per adesso nessuna” rispose Simir.
“Se Drevion fosse stato qui con noi avremmo incontrato ancora meno problemi durante la battaglia” sospirò Asplie.
“Sapete bene che Drevion e i suoi maghi in questo momento sono impegnati in una cosa che all'avviso di Devrion è molto più importante che qualche scaramuccia!” li riprese Naaria, che stava sorseggiando il suo infuso. Il colore sulle sue guance stava lentamente tornando. “Devrion non abbandonerebbe mai una battaglia per un motivo futile”
“Già, chissà cosa avrà visto il nostro vecchio Drevion nell'ultima visione che ha avuto, è stato così misterioso. Non ha voluto dirci nulla, si è chiuso nel Palazzo dei Maghi con i suoi e non ne è più uscito.” disse Anter parlando a bocca piena e sputacchiando un po dappertutto.
“Anter smettila! Non fare il maleducato!” Lo rimproverò Asplie.
Anter mise il broncio.
In quel momento una sfera luminosa si materializzò a mezz'aria, al centro del grande tavolo.
Nella sfera luminosa apparve il volto di Drevion.
“Tornate subito in città! Fate muovere l'esercito il più velocemente possibile.” La voce di Devrion trasudava ansia. “Appena sarete arrivati venite immediatamente nel Palazzo dei Maghi!”
E con queste parole la sfera implose svanendo e lasciando gli astanti completamente basiti.
Cosa era successo di così grave da scuotere così l'imperturbabile Drevion?

sabato 24 dicembre 2011

Capitolo primo: All'Attacco! (parte seconda)

I lembi dell'entrata si scostarono, e nella tenda entrò un' elfa. I capelli, ancora umidi dopo il bagno, erano intrecciati e le ricadevano morbidamente sulla spalla sinistra. Indossava una semplice tunica marrone sopra dei pantaloni morbidi del medesimo colore, e ai piedi aveva degli stivali morbidi.
Si avvicinò al tavolo che era stato approntato per le vivande e si mise a preparare un infuso. Versò l'acqua bollente, che era stata lasciata nella tenda, in una brocca dove aveva sbriciolato alcune foglioline secche che aveva scoperto in un barattolino lì vicino. Mescolò l'infuso, mise un tappo e lo lasciò riposare.
I minuti passavano e nessuno ancora si vedeva. Si accomodò su una delle otto sedie disposte attorno al tavolo che predominava la tenda, scelta quella sera come sala da pranzo.
“In questa battaglia abbiamo subito poche perdite, per fortuna! Il nostro piano ha funzionato!” disse un elfo entrando nella tenda mentre si guardava alle spalle.
“Hai ragione, Anter, ma non possiamo ancora abbassare la guardia” Gli fece notare un' elfa minuta dai tratti poco femminili, che lo seguiva.
I due interruppero la conversazione notando che qualcuno li aveva preceduti. Anche loro sembravano appena usciti dalla vasca da bagno.
“Ehi Asplie, sei arrivata per prima!  E a quanto sembra ci hai già preparato un bell'infuso!” Così dicendo l' elfa minuta si avvicinò al tavolo delle vivande ed alzò il coperchio della brocca annusando i vapori che ne fuoriuscirono. “Accidenti! Infuso di Tilghen! A cosa dobbiamo l'onore?”
“Mastat, non è ancora pronto, lascialo riposare ancora. Non sprechiamo queste pregiate foglie.” Asplie mescolò delicatamente l'infuso e poi togliendo il tappo dalle mani dell' elfa lo riposizionò sopra la brocca.
“A quanto sembra i generali ci avevano preparato una sorpresa in caso di vittoria.” osservò Anter, annusando l'aria dove ancora aleggiava un leggero profumo. “Ci hanno mandato foglie di Tilghen di prima qualità.” Annusò ancora l'aria, socchiudendo gli occhi. “ Sono state raccolte quest'estate ed essiccate su lastre di rovere grigio, che oramai è introvabile” Così dicendo si accomodò su una delle sedie e allungò una mano verso un piatto che era pieno di pane al burro.
“Giù le mani Anter!” Lo riprese Asplie, allontanando il piatto e sistemandolo lontano. “Dobbiamo aspettare gli altri. Saranno qui a momenti e allora potremo cenare.”
“Ma io ho fame!” si lamentò Anter, mettendo il broncio.
“Non fare il bambino” disse Mastat, che dall'aspetto lo sembrava molto.
“Tutti sappiamo che Anter è un bambino viziato!” Disse un elfo gigantesco che entrando nella tenda dovette abbassarsi. Dietro di lui avanzava un elfo che pareva un'adolescente.
“Certo Ragul, io sarò viziato, ma tu sei un bestione senza cervello!”
“Ehi piantatela voi due!” li rimproverò un elfo dall'aspetto aitante che sopraggiunse in quel momento.
“Questa tenda si sta facendo affollata” sbuffò Anter.
“Chi manca?” Chiese l'ultimo arrivato rivolgendosi ad Asplie.
“Mancano Pain e Naaria,  Athlon.”.
“Eccomi” esclamò qualcuno all'esterno della tenda, e nel mentre nello squarcio lasciato dai lembi della tenda apparvero due linee rosse verticali che fluttuavano all'altezza degli occhi. Un battito di ciglia dopo, un elfo entrò nella tenda.
“Bene adesso dovremo solo aspettare Naaria.” Esclamò felice Ragul che nel frattempo cercava di eludere la sorveglianza di Asplie e di prendere un panino al burro.
“Puah! Pain potevi anche darti una lavata prima di venire! Puzzi come un reggimento di barbari in viaggio da settimane!” e per rendere più teatrale la sua esclamazione Anter si tappò il naso  fingendosi disgustato.
“Sai Anter, non tutti possono permettersi il lusso di lavarsi e profumarsi. Alcuni di noi hanno anche compiti importanti da svolgere.” ribatte Pain.
Il piccolo diverbio venne interrotto dall'entrata di Naaria. Era stanca e provata. Asplie le andò subito incontro e la aiutò a sedersi, si girò velocemente e si fece passare un bicchiere d' acqua dall'elfo che era entrato nella tenda con Ragul.
Naaria lo accettò volentieri e lo bevve in poche lunghe sorsate.
“Grazie Asplie. Grazie Simir.” Esclamò,  restituendo il bicchiere a Simir che lo andò a posare sul tavolo delle vivande.
“Abbiamo perso cinque spadaccini” comunicò Naaria guardando contrita Athlon.
“Sono sicuro che avete fatto tutto il possibile” disse Athlon andandole vicino e porgendole una salvietta imbevuta di acqua fresca e profumata di petali di iris fluorescenti.
Naaria aveva un pessimo aspetto, peggio di quello di Pain. Aveva passato le ultime ore a prestare soccorso a tutti i feriti. In parte il merito delle poche perdite subite era anche suo. Ma questo richiedeva un grande dispendio di energie e Naaria non si risparmiava mai, anche se era circondata da tutti i suoi migliori guaritori.
In quel momento era pallida e aveva gli occhi cerchiati.
“I maledetti avevano cosparso le punte delle frecce di olio di Lagas” sbottò tra i denti Naaria.
“Quell'olio non fa rimarginare le ferite è estratto dalla coda di lucertole marroni che si trovano nel deserto di Gomull.” spiegò Simir, con un'espressione grave stampata sul volto da adolescente.
“Già! E' stata dura prestare soccorso ai feriti più gravi. A proposito Pain, fammi vedere la ferita che hai alla spalla” e mentre stava ancora parlando, Naaria si alzò dalla sedia e si avvicinò a Pain seduto dall'altro lato del tavolo.

venerdì 23 dicembre 2011

Capitolo primo: All'Attacco! (parte prima)

Il cielo era tetro e nuvoloso, la visuale scarsa a causa della fitta nebbia che vorticava in grandi mulinelli verso l'alto.
Su una terrazza naturale un grosso esercito si stava ammassando.
La fitta nebbia impediva di distinguere chiaramente le truppe.
Pochi istanti dopo che le figure si erano fermate un gran frusciare e schioccare riempì la conca, altrimenti completamente silenziosa. L'aria si riempì di frecce mentre dall'alto del fianco della montagna giunsero grida di guerra. Strisce luminose calarono dall'alto. Erano frecce infuocate.
Con un altro grido di battaglia dalle loro postazioni elevate un gran numero di goblin si calarono sull'esercito sottostante.
Dagli attaccati non giunse nemmeno un suono. Piccole chiazze di fuoco cominciarono ad avvampare qua e là. Niente si mosse.
Dall'alto delle loro postazioni gli arcieri smisero di lanciare frecce,chi si era calato aveva smorzato la carica sentendo giungere dal cielo urla strazianti e disumane.
Il corpo straziato di un unkara, una gigantesca mantide religiosa, seguito da molti altri precipitò dal cielo andando a scomparire nel mare di nebbia che ricopriva la valle sottostante, mentre in alto grossi draghi ringhiavano e sputavano fuoco contro i sopravvissuti.
Finalmente l'esercito elfico schierato sull'altura sottostante, con un solo grido, lanciò lontano le proprie protezioni e contrattaccò.
Gli arcieri attinsero ai piccoli roghi per dare fuoco alle proprie frecce e presero di mira gli arbusti che celavano le grotte dove si trovavano gli arcieri nemici, mentre il grosso dell'esercito caricava i goblin che si erano calati sulla terrazza.
Gli attaccanti capendo che l'effetto sorpresa era stato rovesciato cominciarono ad indietreggiare scompostamente, soccombendo sotto l'attacco degli elfi.
Una battaglia considerata vinta di partenza era stata persa clamorosamente.