martedì 27 dicembre 2011

Capitolo secondo: Amor (parte seconda)

“Amor posso entrare?” Era la voce di Naaria. Durante tutta la marcia di rientro, ogni notte, era venuta a trovarla. Si sedevano e parlavano.
“Si entri pure Capitano Naaria” rispose Amor mentre finiva di sistemarsi.
Naaria era un' elfa alta e magra; aveva circa trecentocinquanta anni. Era diventata capitano dei guaritori quando ne aveva solo duecentocinquanta.
Aveva un viso ovale e pieno, occhi verdi stupendi, ciglia lunghe e folte, una carnagione ambrata molto luminosa. I capelli erano nuvole castane che le ricadevano sulle spalle, quella sera li aveva sciolti, di solito li acconciava in pettinature severe e rigide.
Se i suoi occhi e l'espressione della sua faccia non avessero sempre avuto quell'espressione severa sarebbe stata veramente una bellezza mozzafiato.
“Amor quante volte ti ho detto che non devi chiamarmi capitano?” La cosa sorprendente, che lasciava ancora a bocca aperta Amor era il modo gentile che usava con lei.
Naaria era uno degli nove capitani dell'esercito. La forza bellica degli elfi. I capitani erano combattenti straordinari oltre che i migliori nel loro settore. Athlon capo degli spadaccini, Pain capo dei segugi, Asplie capo degli arcieri, Anter capo degli esploratori, Mastat capo degli assassini, Simir capo delle spie, Naaria capo dei guaritori, Drevion capo dei maghi e infine Ragul capo dei draghi. Questi nove straordinari elfi tenevano le redini di uno degli eserciti più letali.
Ed uno di questi si comportava in maniera così gentile con lei.
Certo non che l'aria severa sparisse mai del tutto, però da quando era arrivata al campo ed era passata sotto la sua supervisione si era resa conto che Naaria non era l' elfa fredda e distaccata che tutti dipingevano.
O almeno con lei non lo era affatto.
Durante le ore di lavoro la seguiva e le cercava di spiegarle come suturare piccole ferite, era si severa ma anche comprensiva. Capiva che per Amor era un grande sforzo, la incoraggiava ma comunque non accettava che battesse la fiacca.
Amor si stava impegnando tantissimo e nel giro di un paio di giorni era riuscita a curare due spadaccini che si erano feriti leggermente durante un allenamento.
Quel giorno aveva assistito una spia che era stata avvelenata durante una missione, le aveva tenuto sotto controllo tutto il giorno la temperatura, riscaldandola o raffreddandola, mentre gli altri guaritori si davano da fare per trovare un antidoto.
Era stato un lavoro noioso ma almeno aveva consumato poca energia e il mal di testa che aveva ormai da quattro giorni non era peggiorato.
“Allora come va il mal di testa oggi?” Le chiese Naaria, come se le avesse letto nel pensiero.
“Oggi un pochino meglio, per fortuna” rispose Amor andando a sedersi su una delle sedie che era disposta intorno al tavolo. Naaria la seguì e si accomodò su l'altra sedia.
“Hai già cenato?” chiese, guardandosi in giro.
“No non ancora, ho appena finito di lavarmi e stavo giusto pensando di andare alla mensa.”
“ Bene, nemmeno io ho ancora cenato, che ne dici, ti dispiace se ti faccio compagnia?” chiese Naaria mentre una piccola luce di speranza le balenava negli occhi.
 No impossibile, di certo Amor si era sbagliata.
“Mi farebbe molto piacere se mi facessi compagnia Naaria, non conosco praticamente nessuno qui e stasera non mi va proprio di cenare da sola.” Le rispose Amor alzandosi.
“Non hai ancora fatto amicizia con nessuno? Strano i miei guaritori di solito sono molto socievoli. Aggiungerei fin troppo!” Il viso di Naaria ritrovò una nota severa.
Amor si era fatta l'idea che Naaria assumesse quell'atteggiamento per tenere in riga i suoi guaritori. Da quando aveva cominciato a lavorare al loro fianco capiva quanta serietà e concentrazione servissero nel curare elfi feriti.
Secondo l'idea che si era fatta Amor, il vero carattere di Naaria era ben diverso da quello che mostrava abitualmente; secondo lei i lunghi anni di allenamento e poi l'essere diventata un capitano così giovane avevano, si rafforzato e temprato il suo carattere, ma la avevano anche resa severa e quasi distaccata, perché nelle sue mani e in quelle dei suoi guaritori passavano le vite di centinai di elfi ogni giorno.
“Beh, purtroppo non sono molto brava a socializzare, e ultimamente ho molte cose che mi ronzano in testa e mi distraggono.” rispose Amor, che nel frattempo era uscita dalla tenda e con un piccolo movimento della mano aveva spento tutte le candele.
Ogni volta che usava la magia vedeva che Naaria la osservava attentamente.
Nei suoi occhi non c'era risentimento o invidia, c'era solo curiosità. Sembravano gli occhi di un bambino davanti ai regali di compleanno.
Amor non riusciva a capire come delle piccolissime magie come quelle potessero interessare ad una grande guaritrice come Naaria.
“Ti stupisce che io sia così affascinata dalla magia vero?” Naaria interruppe i suoi pensieri e la sorprese con quella domanda.

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