Il cielo era tetro e nuvoloso, la visuale scarsa a causa della fitta nebbia che vorticava in grandi mulinelli verso l'alto.
Su una terrazza naturale un grosso esercito si stava ammassando.
La fitta nebbia impediva di distinguere chiaramente le truppe.
Pochi istanti dopo che le figure si erano fermate un gran frusciare e schioccare riempì la conca, altrimenti completamente silenziosa. L'aria si riempì di frecce mentre dall'alto del fianco della montagna giunsero grida di guerra. Strisce luminose calarono dall'alto. Erano frecce infuocate.
Con un altro grido di battaglia dalle loro postazioni elevate un gran numero di goblin si calarono sull'esercito sottostante.
Dagli attaccati non giunse nemmeno un suono. Piccole chiazze di fuoco cominciarono ad avvampare qua e là. Niente si mosse.
Dall'alto delle loro postazioni gli arcieri smisero di lanciare frecce,chi si era calato aveva smorzato la carica sentendo giungere dal cielo urla strazianti e disumane.
Il corpo straziato di un unkara, una gigantesca mantide religiosa, seguito da molti altri precipitò dal cielo andando a scomparire nel mare di nebbia che ricopriva la valle sottostante, mentre in alto grossi draghi ringhiavano e sputavano fuoco contro i sopravvissuti.
Finalmente l'esercito elfico schierato sull'altura sottostante, con un solo grido, lanciò lontano le proprie protezioni e contrattaccò.
Gli arcieri attinsero ai piccoli roghi per dare fuoco alle proprie frecce e presero di mira gli arbusti che celavano le grotte dove si trovavano gli arcieri nemici, mentre il grosso dell'esercito caricava i goblin che si erano calati sulla terrazza.
Gli attaccanti capendo che l'effetto sorpresa era stato rovesciato cominciarono ad indietreggiare scompostamente, soccombendo sotto l'attacco degli elfi.
Una battaglia considerata vinta di partenza era stata persa clamorosamente.
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