Una figura solitaria si stava avvicinando ad una tenda buia.
Amor era distrutta, sia fisicamente che mentalmente.
Durante tutta la settimana passata si era chiesta e richiesta come mai il Maestro Devrion le avesse ordinato di seguire l'esercito, mentre tutti gli altri maghi erano rimasti con lui in città.
Non aveva voluto svelare il contenuto della visione che aveva avuto a nessuno, nemmeno a Visel, il suo miglior allievo e probabile successore.
Non riusciva proprio a capire cosa passasse per la mente del Maestro.
“Devi apprendere le basi della guarigione. Imparerai più in fretta sul campo. Un giorno ti sarà utile!”
Questo era il messaggio che gli aveva mandato, per bocca di Visel.
C'era solo un problema, lei non era una guaritrice, era una maga con poteri mediocri. Si impegnava molto, ma di certo non sarebbe mai diventata potente.
Inoltre la differenza tra un mago e un guaritore non stava ne nella quantità di potere, ne nella concentrazione o nell'intelligenza. Un' esempio lampante ne era Naaria, lei aveva un grandissimo potere.
Tutto ciò che differenziava un mago da un guaritore era innato. Nessuno aveva mai capito come questo succedesse, succedeva e basta. Il figlio di un grande guaritore poteva diventare un grande arciere, il figlio di un'abile spia poteva diventare un segugio, il figlio di un mago poteva non avere caratteristiche particolati. Ogni elfo nasceva con i suoi poteri che fossero fisici o mentali.
Si, perché anche gli spadaccini possedevano una propria magia. Ogni elfo era speciale.
Per questo Amor continuava a non capire come il Maestro Drevion la avesse spedita in battaglia, non per combattere, ma per curare! Lei non ne aveva le facoltà.
Ma comunque si era impegnata, con il piccolo risultato di riuscire a suturare qualche ferita con grande sforzo e ad alleviare la febbre di alcuni combattenti usando espedienti più o meno semplici.
Alla fine, la sera si ritirava nella sua tenda distrutta da quello che per lei era un esercizio sfibrante e snervante.
Naaria che la seguiva da vicino le aveva più volte detto che stava ottenendo degli ottimi risultati ma lei continuava a sentirsi frustata e ferita. Perché doveva passare tutto questo? Cosa aveva sbagliato? Cosa aveva spinto il Maestro a punirla?
Si stava impegnando molto nello studio della magia, stava migliorando e affinando i suoi poteri.
Eppure il Maestro Drevion la aveva spedita via.
Avvilita entrò nella sua tenda, accese le candele che erano sparse all'interno con un piccolo filamento di magia. Quando l'ambiente fu completamente illuminato si diresse verso l'angolo più lontano, dove dietro un paravento era sistemata una vasca da bagno. La riempì di acqua fredda, e mentre si spogliava e depositava i vestiti, sporchi di sudore terra e sangue su una sedia lì vicina, si concentrò e con un flusso di magia scaldò l'acqua. Immerse un dito e quando fu soddisfatta della temperatura vi si immerse completamente. Restò così per un po', continuando a ripassare nella sua mente le ultime settimane cercando un suo sbaglio, o qualcosa che potesse giustificare tutto questo.
Si riscosse con un brivido, l'acqua era raffreddata, guardò le candele e si accorse che doveva essere passata circa un'ora da quando si era immersa, non se ne era accorta, presa com'era dai sui pensieri.
Si scosse e concentrandosi riscaldò nuovamente l'acqua, allungò un braccio e presa il sapone, immerse la testa sott'acqua così da bagnare completamente i capelli e prese a strofinare tutto il corpo. Insaponò bene anche i capelli. Si immerse di nuovo e lavò via completamente sia il sapone che i pensieri che la stavano assillando.
Uscita dalla vasca si asciugò velocemente. Anche se ormai l'estate era alle porte il freddo era sempre pungente di sera, e non voleva certo ammalarsi.
Prese abiti puliti e li indossò.
Proprio mentre si stava pettinando sentì camminare fuori dalla tenda.
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